Si è svolto sabato 7 marzo 2026, presso la sala convegni del Museo del Mare di Mascali, il convegno «Comprendere per prevenire il femminicidio – profili giuridici, psichiatrici ed educativi», promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Mascali con la collaborazione organizzativa dell’Associazione Giarrese Avvocati.
L’evento, aperto al pubblico e moderato dall’avvocato Carmen Torrisi, consigliere AGA, ha visto una partecipazione significativa di avvocati, operatori del diritto e cittadini, confermando l’interesse che il tema suscita tanto sul piano tecnico-professionale quanto su quello culturale e civile.
I lavori sono stati aperti dai saluti istituzionali del Sindaco di Mascali, dott. Luigi Messina, del Vice Sindaco dott.ssa Veronica Musumeci e dell’Assessore alla Cultura dott.ssa Valentina Gullotta, che hanno sottolineato l’impegno dell’Amministrazione comunale nella promozione di iniziative culturali capaci di affrontare con rigore e responsabilità i fenomeni di violenza di genere, nella convinzione che la prevenzione passi necessariamente attraverso la conoscenza e la formazione.
Il convegno si è aperto con la relazione del prof. Antonino Alibrandi, già Docente nei Licei e Cultore di Storia Moderna presso l’Università di Catania, che ha offerto una prospettiva storica e culturale di ampio respiro sul fenomeno della violenza di genere. Il professor Alibrandi ha ripercorso le radici patriarcali della subordinazione femminile, analizzando gli stereotipi di genere che alimentano la cultura del possesso e del controllo e che costituiscono il terreno strutturale su cui il femminicidio attecchisce. Centrale nella riflessione del relatore è stato il ruolo e la percezione da parte della società della figura femminile nel corso dei secoli fini alla nota convenzione di Istanbul.
Con la relazione dell’avvocato penalista Francesco Trombetta, consigliere AGA, si è ripercorsa l’evoluzione legislativa interna: dall’adesione dell’Italia alla Convenzione di Istanbul — recepita con la legge n. 119 del 2013 — attraverso il cosiddetto Codice Rosso (legge n. 69 del 2019), fino alla più recente legge n. 181 del 2 dicembre 2025, che ha introdotto nel codice il delitto autonomo di femminicidio, punito con la pena dell’ergastolo. L’avvocato Trombetta ha illustrato come il legislatore abbia operato una scelta strutturale precisa, elevando il movente — l’odio, la discriminazione, il possesso, il controllo, il dominio in quanto donna — da circostanza aggravante a elemento costitutivo del fatto tipico, con le rilevanti conseguenze che ne derivano sul piano dell’accertamento processuale e della qualificazione giuridica.
La seconda parte del convegno è stata affidata al prof. dott. Antonino Petralia, Docente di Psichiatria presso il Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Catania e Direttore della U.O.C. di Clinica Psichiatrica dell’A.O.U. Policlinico «San Marco» di Catania. La relazione ha affrontato con rigore scientifico i quadri psicopatologici ricorrenti negli autori di femminicidio, illustrando i criteri clinici per la valutazione della capacità di intendere e di volere e le tecniche di assessment del rischio di recidiva. Particolare attenzione è stata dedicata alla distinzione — fondamentale sul piano forense — tra disturbi di personalità e malattie mentali in senso stretto, e alla valutazione della pericolosità sociale quale presupposto per l’applicazione di misure di sicurezza. Il professor Petralia ha chiarito come la perizia psichiatrica forense richieda un metodo rigoroso che non si esaurisca nella diagnosi, ma si estenda all’accertamento del nesso eziologico tra la patologia e il fatto delittuoso.
Ha concluso, l’avvocato penalista Giuseppe Musumeci, Presidente AGA, che ha affrontato la traduzione giuridica della valutazione peritale, illustrando come il dato clinico diventi decisione giudiziaria. Il relatore ha innanzitutto chiarito la distinzione tecnica — spesso trascurata nel dibattito pubblico — tra perizia psichiatrica, disposta dal giudice ai sensi dell’art. 220 c.p.p., e consulenza tecnica di parte, strumento riconosciuto al pubblico ministero e alla difesa dall’art. 233 c.p.p.: due istituti con funzioni e valore probatorio profondamente diversi.
L’intervento ha poi analizzato il passaggio dalla diagnosi alla qualificazione del vizio di mente totale o parziale ai sensi degli artt. 88 e 89 c.p., con le conseguenti ricadute sull’imputabilità e sulla commisurazione della pena. Centrale è stata la riflessione sul nuovo art. 577-bis c.p.: se il movente qualificato è elemento costitutivo del reato, il vizio totale di mente — che abolisce la capacità di intendere — pone una questione dogmatica ancora irrisolta, su cui giurisprudenza e dottrina sono chiamate a pronunciarsi. Con riguardo al vizio parziale, l’avvocato Musumeci ha richiamato la sentenza n. 73 del 2020 della Corte Costituzionale, che ha dichiarato incostituzionale il divieto di prevalenza dell’attenuante ex art. 89 c.p. sulla recidiva reiterata, affermando che la rimproverabilità soggettiva costituisce «un presupposto essenziale dell’an dell’imputazione del fatto al suo autore, e conseguentemente dell’applicazione della pena nei suoi confronti». La relazione si è chiusa con una riflessione sull’utilità e sui limiti della perizia psichiatrica nel processo per femminicidio, tanto dal punto di vista del giudice quanto da quello della difesa, sottolineando come la fondatezza clinica del sospetto debba sempre precedere qualsiasi scelta processuale.
Il convegno – accreditato dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Catania per la formazione continua con tre crediti ordinari- ha confermato il valore dell’approccio multidisciplinare nella comprensione di un fenomeno criminale complesso come il femminicidio. L’integrazione tra l’analisi giuridico-normativa, la valutazione psichiatrico-forense e la prospettiva storico-culturale ha offerto agli avvocati presenti strumenti concreti per lo studio dei procedimenti in materia di violenza di genere, contribuendo al contempo a maturare una consapevolezza critica che superi visioni semplicistiche o condizionate da stereotipi.
